In via XX Settembre c’era il traffico fumoso di sempre e il Mercato Orientale era quasi un’oasi felice di voci e grida che contrastavano con i motori degli autobus che ripartivano dalla fermata poco distante. Era un sabato, pomeriggio inoltrato ed essendo ormai “grande” avevo il compito di aiutare mia madre nelle compere al mercato. Non so come mai non siamo andati allo Statuto come di consueto, forse perché solo li avremmo trovato quello che serviva; lei alla ricerca e io trascinando con finta disinvoltura una borsa gigantesca che usavamo solo in due occasioni: la spesa al mercato e il trasloco estivo verso la casa di campagna.
Usciamo dal mercato giusto in tempo per assistere al passaggio di un piccolo corteo di auto che tanti additavano eccitati; non tutti, i “vecchi” guardavano indifferenti la scena ma tutti i ragazzi intorno erano quasi esaltati, tanto che chiedo a mia madre cosa stia succedendo. Lei, cresciuta a Nilla Pizzi e Claudio Villa, con l’aria distaccata di chi sa ma non gliene importa nulla, mi dice: “Sono i Beatles, caro, vieni, su, non strisciare per terra quella borsa”. Ecco, questo è stato il mio incontro con i Beatles a Genova in un’età, la mia, a metà strada tra le canzoni d’infanzia e quelle “da grandi”, in cui ascoltavo sul giradischi di casa: Glen Miller, Pat Boone, Platters & C. Ma i Beatles sarebbero stata un’altra storia.


Oggi la mia fantasia di viaggiatore percorre Strada Nuova con lo sguardo rivolto verso l’alto e guarda la Meridiana per orientarsi nel tempo. Poi sente l’odore del mare e imbocca la discesa trovando i Canti, la Posta Vecchia, la Pellicceria e le Vigne fino al Coro.
La luce filtra a fatica tra le case e si perde illuminando prima i vasi da fiori appesi alle finestre, i panni stesi tra un palazzo e l’altro e gli affreschi dei piani alti; oggi questi vicoli non odorano più di emarginazione ed abbandono, i turisti si aggirano con la cartina in mano districandosi in una selva di impalcature erette per le innumerevoli ristrutturazioni.