Attesa

Attesa

Non lo stavo veramente fissando, ad essere sinceri era un tipo repellente ma, come forse succede in questi casi, l’occhio torna a guardare l’orrore che lo ha colpito come la lingua fa col dente dolorante e, ogni volta, scopre cose che non avrebbe mai voluto vedere. Scommetto che il mio occhio me lo ha fatto apposta a soffermarsi sulla canottiera bianca anzi, bianco-sporco; lui sa quanto le detesti e poi quella catena d’oro, si, non una catenina ma proprio una catena, di quelle che se cadi in acqua dove non tocchi sei spacciato.

La seduta stravaccata sulla sedia sicuramente non aiutava a fare buona impressione ma il tocco di classe era dato sicuramente dalla copia di Tuttosport stropicciata ed esibita come un predicatore fa con la propria bibbia. D’improvviso il “tipo” emette un suono e ammetto di aver impiegato un po’ troppo tempo a capire che si trattava di parole e ancor più nel tentativo di individuare un senso facendo affidamento alle lingue note; per fortuna il suo vicino di sedia ha emesso un suono simile e, pare, risolutivo perché il “tipo” ha annuito soddisfatto.

E ora ci mancava anche la mosca affettuosa che mi ronza intorno con allegria tutta sua. Ma vai a fracassare le balle al “tipo” laido seduto davanti a me! Sicuramente troverai pelle olezzante di tuo gusto! Macchè, non c’è verso. Proprio io dovevo imbattermi nell’unica mosca salutista della zona. E intanto, per fortuna, i numeri scorrono e l’attesa diminuisce; ho il 40 ma il tabellone, impietoso, segna il 36 o forse sto fissando il termometro?

Altra gente entra e fa la solita domanda: “Chi è l’ultimo?” Non si tratta di una domanda dai risvolti biblici e non ha neppure senso. Prendi il tuo dannato numero e siediti in silenzio che ne avrai da aspettare. L’umore inizia a risentire della promiscuità umana e anche i pensieri scoprono parole poco gentili.

  • Ma lei viene qui spesso?

Cade un silenzio imbarazzato e tutti fanno finta che la domanda sia rivolta a qualcun altro.

  • Mi pare di averla vista qui altre volte sa? E io non mi sbaglio.

L’ultimo arrivato ha fatto l’errore di guardare la donna negli occhi e lei, come una faina, lo ha catturato senza pietà.

  • Di cosa è stato operato lei?
  • Collo del femore…protesi…qualche mese fa…sono qui per un controllo
  • Ma le hanno messo le viti? Perché guardi, senza viti c’è il rischio che non tenga, dia retta a me che ci sono passata. Un calvario.
  • E come mai ora è qui, devono stringerle le viti allentate?

Il colpo di genio si manifesta sempre in modi e tempi inspiegabili ma apprezzato da tutti con un brusio di soddisfazione accompagnato dal rosso paonazzo della signora che, offesissima cambia posto. Uno a zero per le forze del bene.

Intanto il “tipo” repellente cincischia il suo biglietto e lo fa cadere. Noto distrattamente che ha il 37 prima che lo raccolga ed esca dalla stanza spostando rumorosamente la sedia.

Improvvisamente il tabellone prende vita e con un ticchettio seguito da un tintinnio per attirare l’attenzione, annuncia a tutti il nuovo numero estratto: il 37. Attimi di silenzio, nessuno si muove e il tabellone emette un nuovo suono, ora leggermente piccato perché il signor 37 non si è fatto vedere. Passa ancora un istante e la sentenza viene emessa dal tabellone che ora segna un 38 in modo inappellabile.

Il signor 38, come se avesse visto un miraggio fissa incredulo il proprio numero e poi il tabellone e parte lesto come fosse a un gran premio prima che il tabellone, proditoriamente, avanzi con altri numeri. Entra nello studio appena in tempo per non sentire l’ululato del “tipo” repellente che rientra e si accorge di essere stato defraudato della propria posizione. Ora, non è necessario essere dei linguisti per capire le sue parole; il senso della sua indignazione era espresso chiaramente dalla postura da lottatore, dalle narici fumanti e dal colorito rubizzo.

L’ultimo arrivato, con incoscienza, gli suggerisce che ora deve prendere un altro numero, non sapendo quali rischi corre a dire questa cosa a un “tipo” come quello. Viene salvato dall’arrivo dei gendarmi, sotto forma di infermiera dalla stazza di una petroliera con i baffi un cipiglio da erinni che lo guarda dal basso all’alto e lo induce a sedersi buono “altrimenti ci pensa lei a calmarlo”.

E’ il mio turno ma quasi mi dispiace lasciare il teatro nel mezzo dello spettacolo. Magari mi farò raccontare il finale da qualche sventurato ancora in attesa.

 

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