Io lo sapevo che non ci dovevo venire ma lei no, non c’è stato verso di convincerla. Eppure lo sa che non sono il tipo da fare certe cose, che sono fatto per la contemplazione e non per l’azione, tanta ispirazione e poca traspirazione. Lei lo sa ma, nonostante ciò, continua a propormi queste cose e io, quando le vedo quella particolare espressione, inizio a preoccuparmi ancora prima che inizi a dire qualcosa.
Questa volta si è avvicinata sorniona, con quel suo passo felino che assume con aria noncurante, facendo finta di pensare ad altro e ad un tratto mi dice:
“Ci sarebbe da fare un lavoretto, non so se ne hai voglia…”
Brivido.
“Ti ricordi quando siamo usciti l’altra sera e tu mi hai detto che stavo veramente bene?”
Tremore.
“Ma ti piaccio almeno un po’ o lo hai detto così tanto per dire qualcosa?”
Panico.
“Vieni, ti faccio vedere una cosa…”
Rassegnazione, depressione, scoraggiamento, fine dell’illusorio pomeriggio di pace, la guardo con gli occhi lucidi, il pianto represso a fatica e senza dire nulla mi avvicino e lei prosegue:
“Hai degli occhi stupendi quando mi pensi. E’ vero che mi pensi?”
Reprimo un improvviso istinto di fuga e mi rassegno alla nuova nefasta impresa e la seguo zampettante fuori dalla porta di casa, in fondo ai gradini.
“Guarda nel tombino, lo vedi quel luccichio in fondo in fondo? Ecco, è un mio orecchino, uno di quelli che indossavo l’altra sera e ti piacevano tanto. E’ successo che, rotolandomi nell’erba gatta, uno si è sganciato ed è rotolato fin qui. Tu che sei topo e ci passi, me lo potresti recuperare?”
Senza dire nulla rientro in casa e prendo l’attrezzatura per le attività speciali giurando a me stesso che non porterò mai più la gatta a vedere Mission Impossible.

Riprendo oggi la pubblicazione di racconti sul blog
Forse uno dei luoghi in cui si possono fare gli incontri con i personaggi più bizzarri è Coney Island. Me ne sono reso conto un giorno d’estate in cui per spezzare la quotidianità ho preso la linea D della metropolitana da Midtown e, dopo aver attraversato Brooklyn in superficie, sono arrivato al capolinea di fronte al mare.
Percorrendo l’impalcato in legno lungo chilometri, nelle vicinanze del vecchio luna park dallo stile un po’ retrò, si incontrano numerose baracche contenenti varie attrazioni. Una di queste consiste in un tiro a segno “umano” in cui lo scopo è quello di sparare proiettili di vernice contro un disgraziato che saltella in un cortile rendendo difficile la vita a coloro che dovrebbero colpirlo.



La spiaggia poi catalizza altre figure, a partire dallo sferico personaggio di ragguardevoli dimensioni seduto ad uno degli accessi e che, provvisto di tubo di gomma collegato ad un idrante, annaffia a richiesta le gambe e i piedi di coloro che escono dalla spiaggia in modo da liberarli dalla sabbia.
Per non parlare poi dei guardaspiaggia dall’impeccabile divisa arancione portata con disinvoltura e da strani personaggi che passeggiano lungo la battigia provvisti di metal-detector e cuffie per rilevare tesori sommersi.